Marina Apollonio è un’artista italiana nata a Trieste nel 1940 che opera nel campo di arte cinetica e programmata. Da giovane studiò all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, avvicinandosi sempre di più all’arte cinetica.
Nel corso della sua vita collabora con vari esponenti della stessa corrente, come il gruppo N, portando nelle sue opere le influenze di Bruno Munari, Victor Vasarely e Enzo Mari. Partecipa a numerose mostre internazionali (Museo di Arte Moderna di Rio De Janeiro, Centro di Arte Contemporanea di Ginevra, Museo Guggenheim di New York).
Il padre Umbro Apollonio fu un rinomato critico d'arte e professore di storia dell’arte contemporanea all’Università di Padova. Sostenitore dalla prima ora del Modernismo, fu vicino alle avanguardie artistiche di tutta Europa e autore delle prime monografie su maestri moderni come Seurat, Miró e Picasso, così come di autorevoli storie del Cubismo, della pittura Metafisica e del Futurismo. Marina Apollonio ricorda che suo padre la condusse alla Pinacoteca di Brera all’età di cinque anni, un evento che si rivelò fondamentale. L'emozione di vedere quei dipinti per la prima volta la spinse a studiare le opere dei grandi maestri e nutrì per tutta l'infanzia il suo desiderio vorace di disegnare, tanto da farle affermare che "l’arte era nel mio DNA."
Il fascino esercitato dalla forma sulla giovane Marina si estese dall'ambito dell'arte al mondo che la circondava. Ricorda distintamente i momenti in cui osservava le forme variegate che popolano la natura: "il profilo di una lumaca, la struttura di una foglia, gli anelli di un tronco d'albero tagliato, la trama di un nido" e, forse profeticamente, "la spirale di una pianta di pisello". Anche gli effetti di luce e movimento si mostrano rivelatori, come una "grande ragnatela coperta di gocce di rugiada che scintillava nel sole e vibrava al vento". Nel 1950, quando Marina aveva dieci anni, la famiglia si trasferì a Venezia, dove suo padre era stato nominato direttore degli archivi della Biennale di Venezia, prestigioso palcoscenico per l'arte contemporanea internazionale. Marina entrò all'Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1959, studiando pittura con Giuseppe Santomaso, membro del Gruppo degli Otto e fondatore anni prima del Fronte Nuovo delle Arti. Durante gli studi all'Accademia fu influenzata dai principi del Bauhaus della Germania prebellica, dove artisti quali il pittore Johannes Itten e l'architetto Walter Gropius codificarono nuove teorie del colore, del design e della funzione. La sua prima personale è stata inaugurata nel 2024 presso la Galleria Guggenheim a Venezia.
Il cerchio rimane, per Marina Apollonio, uno dei soggetti preferiti, riesce a coinvolgere lo spettatore grazie ai giochi creati dalla percezione della circolarità, delle figure e dal movimento che ne scaturisce nel nostro occhio e di conseguenza nella nostra percezione, dalle immagini in movimento e dai meccanismi che le rendono dinamiche. Un particolare e meritato interesse recente, ha riportato l’opera e la produzione della Apollonio in primo piano nella storia dell’arte contemporanea. Il quadro fu scelto nel 1977 da Calvino per la copertina del suo libro: “Ti con Zero”, edito da Einaudi.