Hans Jorg Glattfelder

Biografia

Nasce a Zurigo il 10 luglio 1939. Ha studiato legge, storia dell'arte e archeologia. Nel 1961 lascia gli studi all'università di Zurigo e si trasferisce in Sicilia per impegnarsi insieme a Danilo Dolci nel “centro per la piena occupazione”. Soggiorna a Roma nel 1962-1963 frequentando l'Accademia di Belle arti. Dal 1964-1970 vive e lavora a Fiesole, poi a Firenze. Inizialmente influenzato dalle idee dei "concretisti zurighesi” egli inizia verso la metà degli anni ‘60, durante il rinascimento fiorentino, un percorso autonomo. Nel 1966 la sua prima mostra personale a Milano. Dopo una breve sperimentazione con strutture aleatorie si interessa all'idea della produzione industriale e anonima di opere d'arte a livello internazionale. Nel 1970 si stabilisce a Milano dove approfondisce i suoi interessi per la storia delle rappresentazioni di spazio e geometria. Il forte impulso concettuale dei suoi lavori, derivante dall'insegnamento di Ludovico Geymonat e Silvio Ceccato. Nel 1977 introduce il tema della geometria non-euclidea nell'arte costruttiva inizia la serie delle “metafore non-euclidee”. Attira l'attenzione del filosofo tedesco Hans Heinz Holz, il quale dedica al lavoro di Glattfelder una serie di studi approfonditi. Nel 1982 pubblica un manifesto contro il culto dell'irrazionalismo nell'arte e propone la sua posizione del “meta-razionalismo”, ovvero un linguaggio plastico che tematizza e mette in questione la razionalità. Nel 1987 ha ricevuto il premio Graeser.

Hans Jorg Glattfelder Mit 202

Mit 202

1981 · Tecnica mista · 45x45 cm

L'opera vuole trasmettere il percorso artistico caratterizzato da una costante ricerca formale di intenso studio, di una profonda analisi della storia dell'arte e della storia del pensiero. Le ricerche sulla psicologia della percezione affermano che il vedere è composto da una serie di formule contestuali, come delle scorciatoie che assistono e abbreviano la percezione mentre il soggetto ricostruisce l'immagine. Il dipinto concreto impedisce allo sguardo di immaginare una profondità, l'osservatore è spinto a riflettere su quel che vede: “cosa e come vedo mentre guardo” L’opera usa i colori primari, che si modificano con il movimento dell’osservatore, passando dai colori freddi ai colori caldi a seconda del punto di osservazione, grazie all’uso di cunei tridimensionali.