Nato a Pieve Porto Morone, Grignani studiò architettura al Politecnico di Torino. Tuttavia, la sua passione lo portò verso il design grafico e la comunicazione visiva. Fin dagli anni ’30 iniziò a sperimentare con la percezione visiva, studiando il rapporto tra forma, movimento e distorsione. Nel dopoguerra divenne una figura di spicco nel campo del design pubblicitario e tipografico. Lavorò per numerose aziende, ma il suo lavoro più celebre è il logo della Wolfschmidt Gin, poi adottato dalla Woolmark Company nel 1963, un’icona del design grafico. Parallelamente alla sua attività commerciale, Grignani sviluppò un corpus artistico basato su effetti ottici e illusioni visive, creando opere che sfidano la percezione dello spettatore. Morì nel 1999, lasciando un’eredità importante nel mondo del design e dell’arte visiva. Oggi il suo lavoro è considerato un punto di riferimento per il graphic design sperimentale e l’arte cinetica. Franco Grignani è stato un pioniere nell'uso di tecniche grafiche e visive che esplorano la percezione umana. La sua opera si colloca nel contesto dell'arte ottica (Op Art), un movimento artistico che si sviluppò negli anni '60 e che si concentra sull'uso di illusioni ottiche e di effetti visivi per creare opere d'arte che sembrano muoversi o vibrare.
Grignani utilizzava spesso tecniche di disegno e stampa che gli permettevano di creare effetti visivi complessi. In "N 579", l'artista ha utilizzato una combinazione di linee geometriche (di varie grandezze posizionate a distanze diverse) e tridimensionalità per creare l'effetto ottico di movimento (Phi visuo-percettivo) e di percezione alternata di concavo-convesso. La sua abilità nel manipolare la percezione visiva è evidente nella capacità dell'opera di ingannare l'occhio e di creare un senso di profondità che l’occhio fatica a comprendere.