Paolo Scirpa

Biografia

Paolo Scirpa è un pittore nato a Siracusa nel 1934 e viene a mancare a Milano nel 2025. Il suo lavoro è sempre stato diretto ad una ricerca interiore fuori da ogni legame di appartenenza. La sua ricerca, inoltre, si orienta verso una dimensione in cui luce e spazio diventano protagonisti immateriali e spettacolari. Le sue creazioni si collocano tra l'arte cinetica, l'arte ottica e l'arte concettuale, con un forte interesse per l'interazione tra l'opera e lo spettatore. L’artista vuole rappresentare non tanto la luce reale ma quella “ideale” cioè l’idea dell’infinito, per questo si serve dei mezzi a sua disposizione come tubi luminosi e specchi. È il 1972 quando Scirpa, trasferitosi a Milano, abbandona l’iniziale componente astratto-geometrica che aveva caratterizzato il suo apprendistato siciliano, per utilizzare non tanto la rappresentazione della luce, quanto la luce stessa nelle sue opere. Guardando i suoi primi lavori con la luce, si può dire che la sua ricerca appartiene a quella branca ottico-cinetica dell'arte che aveva conosciuto i maggiori fasti nazionali e internazionali tra il 1959 e il 1965/66, ed era poi declinata per l’ascesa della Pop Art e l’Arte Povera, che sfruttava maggiormente l’aspetto di contestazione sociale globale. Scirpa realizza inoltre i Ludoscopi, vale a dire opere tridimensionali che propongono la percezione di profondità fittizie, iperspazi-luce in cui è eliminato il limite tra realtà e illusione. Fin dai primi Ludoscopi l’artista ha ridotto il suo alfabeto a tre forme geometriche: il quadrato, cerchio e triangolo, e le fa muovere , ripetendole all’infinito nello specchio e nello spazio che è reale e illusorio. Scirpa nel corso degli anni realizza anche grandi opere di denuncia consumistica, come la Megalopoli consumistica del 1972, dove il messaggio è che la città dell’uomo è diventata la città del consumo e l’uomo stesso si identifica col consumo. Nello stesso anno realizza le prime opere impersonali e orienta le sue esperienze attraverso le problematiche oggettuali cinetiche. Il suo programma consiste nel colore non dipinto, volume non scolpito, spazio-luce ed elaborazioni elettroniche. Negli anni ‘80 sviluppa i primi interventi progettuali inserendo le sue voragini luminose in architetture e ambienti di grande prestigio. Per anni è presente al Salon Grands et Jeunes d’aujourd’hui di Parigi; poi partecipa alla IX e alla XIII Quadriennale di Roma. Espone in numerose gallerie e spazi pubblici, tra questi: alla Galleria San Fedele (Milano), a Palazzo dei Diamanti (Ferrara), e di recente al Museo Ettore Fico (Torino). Le sue opere, inoltre, sono in collezioni e musei tra i quali, il Museo del Novecento, le Gallerie d’Italia e la Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dove è stato anche docente. Ha realizzato opere per spazi pubblici, privati e chiese. I suoi lavori sono stati inseriti in scenografie e spettacoli di vario genere, sia televisivi che teatrali: tra l’altro, nel 2016, il Festival Milano Musica sceglie i suoi Ludoscopi per interpretare la Musica del compositore Gérard Grisey.

Paolo Scirpa Espansione Traslazione

Opera

1983 · Neon e Vetro · 40 x 40 x 30 cm.

Una delle serie più celebri di Paolo Scirpa è quella delle "Espansioni-Traslazioni" del 1983, opere che rappresentano una fusione tra arte, tecnologia e scienza. Queste installazioni sono caratterizzate da strutture geometriche luminose che creano illusioni ottiche di profondità e movimento, sfidando la percezione dello spazio. Le caratteristiche principali sono: Strutture geometriche e luce composte da forme geometriche, spesso cerchi o quadrati, realizzati con neon o LED disposte in modo da creare un effetto di prospettiva infinita, come se lo spazio si espandesse oltre i limiti fisici dell'opera. Egli infatti gioca con la percezione dello spettatore, utilizzando la luce e la disposizione delle forme per creare l'impressione di uno spazio tridimensionale che si estende all'infinito. Questo effetto è amplificato dall'uso di specchi o superfici riflettenti, che moltiplicano le immagini e creano un senso di profondità. Le opere di Scirpa non sono statiche infatti cambiano a seconda del punto di vista dell'osservatore. Muovendosi intorno all'installazione, lo spettatore percepisce un continuo mutamento dell'immagine, come se l'opera "traslasse" o si "espandesse" nello spazio. Scirpa utilizza tecnologie avanzate, come LED e neon, per realizzare le sue opere. Questo approccio riflette il suo interesse per il dialogo tra arte e scienza e per l'uso della tecnologia come strumento creativo. Le "Espansioni-Traslazioni" di Scirpa sono profondamente radicate nella tradizione dell'arte ottica e cinetica, ma si distinguono per la loro attenzione alla dimensione spaziale e alla relazione tra luce e percezione. Le sue opere richiamano anche concetti filosofici e scientifici, come l'infinito, la relatività e la multidimensionalità. Scirpa, inoltre, è stato influenzato da artisti come Lucio Fontana per la sua esplorazione dello spazio e Jesus Rafael Soto per l'uso della luce e del movimento, ma ha sviluppato un linguaggio artistico unico, che combina rigore geometrico e poesia visiva.