Museo Umbro Apollonio

Storia

Il Museo civico d'Arte Contemporanea "Umbro Apollonio" (MACUA) è stato istituito nel 1981; tre mesi dopo l'improvvisa scomparsa di Umbro Apollonio, il Consiglio comunale di San Martino di Lupari deliberò per acclamazione l'atto costitutivo del Museo intitolato allo studioso. La nascita del Museo fu solo l'atto conclusivo di una serie di iniziative atte a divulgare l'arte contemporanea che presero il via dalla Biennale d'arte contemporanea promossa dal circolo APL, composto da collezionisti del luogo e, in particolare, da Edoer Agostini, artista ed operatore culturale al cui fervore e alla cui capacità organizzativa si deve in primo luogo l'esistenza di questa realtà museale. Curiosa è la creazione del logo del MACUA, elaborato in collaborazione con Bruno Munari. L'intento dei fautori era di raccogliere, per la prima volta in Italia, le opere, che a quel tempo rappresentavano innovazioni creative molto avanzate, degli esponenti del filone dell'arte contemporanea che va sotto il nome di Arte Concreta. La collezione, attualmente composta da circa 150 opere (tele, sculture, strutture, grafiche) dei maggiori operatori italiani e stranieri di arte concreta, programmata, ottico-cinetica e neo-costruttivista, ha avuto origine dalla Biennale d'Arte Contemporanea che, dal 1971 al 1994, si è svolta a San Martino di Lupari, allestita nella chiesa storica del '700 di Giorgio Massari. Questa importante manifestazione è stata l'origine della struttura collezionale del Museo; in quegli anni San Martino di Lupari vide arrivare i protagonisti dell'arte europea, sudamericana e giapponese, che portarono un piccolo centro di provincia nelle pagine di giornali e riviste, nei telegiornali, in trasmissioni culturali della RAI e ai vertici dell'arte contemporanea al pari di grandi città. Figure prestigiose di operatori culturali del valore di Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan³, Bruno D'Amore, Eugen Gomringer, Hans Heinz Holz, Attilio Marcolli, Bruno Munari e tanti altri si occuparono della Biennale, sia in veste di curatori sia in veste di critici in importanti riviste d'arte, documentari e mostre in Italia ed all'estero. Gli artisti presenti alle Biennali e nella collezione del MACUA sono diventati di levatura internazionale, tra loro ricordiamo Edoer Agostini, Getulio Alviani, Marina Apollonio, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Nicola Carrino, Franco Costalonga, Nato Frasca', H.Jorg Glattfelder, Franco Grignani, Gaetano Kanizsa, Enzo Mari, Marcello Morandini, Bruno Munari, Paolo Scirpa, Walter Valentini, Jesus Raphael Soto. Si citano inoltre i gruppi storici quali il Gruppo N di Padova (con Biasi, Chiggio, Costa, Landi e Massironi), il G.R.A.V. di Parigi (con Le Parc, Garcia-Rossi, Morellet, Sobrino, Stein e Yvaraal), il Gruppo T di Milano (con Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi e Varisco). Molti di questi operatori sono entrati nella storia dell'arte del secondo '900, le loro opere, infatti, figurano in importanti musei e in prestigiose collezioni (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Museo del '900 di Milano, MoMA di New York, Tate Gallery di Londra, Collezione Guggenheim di Venezia, New York e Abu Dhabi, MACBA di Buenos Aires, Hermitage di San Pietroburgo, Centro Pompidou di Parigi, Kunsthalle di Norimberga, Museo de Bellas Artes di L'Avana, Sato-Satoru Museum di Tome ecc.). Dal 2010, il MACUA ha visto la sua rinascita grazie ad amministratori comunali sensibili ed accorti, che hanno saputo cogliere l'importanza che può avere per San Martino di Lupari una collezione unica nel suo genere. Di recente, opere del MACUA sono state esposte in importanti mostre, organizzate dal Ministero degli Esteri e dalle Ambasciate italiane, nei musei nazionali d'arte contemporanea di Buenos Aires, La Plata in Argentina, Lima in Perù, Santiago in Cile, Quito in Equador, esportando l'immagine del museo di San Martino di Lupari in contesto internazionale. Per la rilevanza culturale delle opere e dei nomi collezionati, il MACUA ha svolto un'importante attività di divulgazione dell'arte concreta in collaborazione con centri culturali, musei civici e Assessorati in città italiane, tra le quali Bassano del Grappa, Belluno, Cadoneghe, Cittadella, Folgaria, Matera, Sesto San Giovanni, Treviso, Udine, Vittorio Veneto e Vicenza. Nel 2015 la collezione è stata incrementata da ulteriori opere, come la donazione di Giuliana Balice, costituita da sedici opere di pittura e scultura. Oltre che continue donazioni singole di opere che continuano ad arricchire una collezione che rimane unica nel suo genere in tutta Italia.
Note * www.regione.veneto.it/web/cultura/padova-museo-umbro-apollonio * Umbro Apollonio è stato saggista, scrittore, docente di Storia dell'Arte moderna all'università di Padova, direttore della Biennale e dell'Archivio Storico dell'Arte Contemporanea di Venezia. Carlo Argan è stato critico e storico dell'arte, saggista, scrittore, docente universitario di Storia dell'Arte moderna, Medaglia d'oro Ordine al Merito della Repubblica Italiana). Bruno D'Amore è matematico, formatore e docente universitario in Italia, Svizzera, Spagna, Slovacchia, Argentina, Colombia. Eugen Gomringer é considerato il padre della poesia concreta, membro dell'Accademia delle Arti di Berlino, docente di teoria estetica presso l'Accademia di Belle Arti di Dusseldorf, direttore del Forum Internazionale di Design a Ulm. Hans Heinz Holz é stato filosofo, scrittore, critico e Storico dell'Arte Contemporanea, professore presso le Università di Marburg e Groningen. Attilio Marcolli è stato teorico della percezione visiva, architetto, docente presso il Politecnico, la Scuola Politecnica di Design e l'Istituto Europeo Design (IED) di Milano, Commissario alla Biennale di Venezia nel 1986. Bruno Munari è stato figura importante della cultura del novecento italiano, artista poliedrico, inventore, intellettuale, curatore, critico, scrittore. Da "AreaArte" n. 24, Inverno 2015.2016. Martini editore. L’inizio degli anni ’50 e ‘60 del ‘900, sono, per l’arte contemporanea italiana, anni di grande fervore. Dopo la fine del secondo conflitto, rinasce la voglia di espressione che era propria delle grandi tendenze avanguardistiche dei primi del ‘900. Argan definirà questo periodo “Neo-costruttivismo”, quando proprio questi artisti contemporanei, si rifaranno al Costruttivismo e allo spirito della Bauhaus, dei quali recuperano lo slancio, per iniziare a diffondere le loro opere. Stiamo parlando di una serie di artisti che faranno della “Nuova tendenza”, la loro avanguardia. Forse l’ultima che può essere raccontata della storia dell’arte del ‘900. Del 1961 è la mostra “Nuova Tendenza” a Zagabria, da sempre terra attenta alle avanguardie moderne, alla tecnologia e all’informatica. Da quel momento la conoscenza delle tendenze dell’arte cinetica e programmata, sono un continuo evolversi e de spandersi. Molti studiosi, psicologi, filosofi e critici, del calibro di Wertheimer, Koffka e Köhler, analizzano questa tendenza, contrapponendo i positivisti alle nuove tendenze scientifiche internazionali e contrappongono l’industrializzazione con la psicologia Gestaltiana. Stiamo assistendo alla trasformazione della società della produzione di massa in società dell’informazione. Dalla guerra al periodo post-moderno, gli artisti diventano plastico-visivi, spazzano via individualismo e soggettivismo, che avevano caratterizzato il Romanticismo e le avanguardie e studiano la percezione e la reazione della mente a sollecitazioni che diventano esse stesse arte concreta. Sono le percezioni e le sensazioni a diventare parte dell’opera. I primi gruppi che si creano attorno alle sperimentazioni scientifico-percettivo-visive, sono il Gruppo T in Lombardia (Giovanni Anceschi, Gianni Colombo, Davide Boriani, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco), il Gruppo N nel padovano (Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi), il Gruppo Grav a Parigi (Julio Le Parc, Francisco Sobrino, Francois Morellet, Horacio Garcia Rossi, Joel Stein, Jean Pierre Yvaral (Vasarely), Francois Molnar, Moyano Servanes), il gruppo Zero tedesco (Heinz Marck, Otto Plene, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Tinguely, Piero D’Orazio), i gruppi Anonima americani, che diffonderanno poi la corrente in sud-America con grande seguito. Non mancano artisti individuali come Calder e Tinguely, che lavoreranno tra i primi su ambienti mobili e macchine cinetiche. A lato si delineava dagli anni ‘40 anche il Gruppo MADÌ (con Tomas Maldonado come fondatore e aggregatore di altri artisti). La teoria sociologica del movimento mette sullo stesso piano l’artista, l’opera e lo spettatore. Una democratizzazione dell’arte che mai si era sperimentata prima. La prima arte propriamente “democratica”. Nella prima esposizione del 1961, vengono anche organizzati incontri tra gli artisti e il pubblico. Oltre che con la critica d’arte. Nel 1962 esce “Arte programmata”, documentario con soggetto Bruno Munari, sceneggiatura di Marcello Piccardo. Il concetto della corrente si può riassumere nell’invito allo spettatore di interagire con l’opera. Già nell’estate del 1962 la corrente esce dalle esposizioni e si diffonde attraverso gli articoli di critica, si conosce quindi gruppo di giovani padovani che girano attorno al Gruppo N. Viene organizzata una nuova mostra nel 1962, stavolta nello spazio Olivetti a Venezia. Vicino alle architetture di Le Corbusier e Gropius, si vedono le opere di Bruno Munari o Enzo Mari. L’arte cinetica programmata è forse stato l’ultimo caso nel quale l’arte, gli artisti, hanno parlato al posto dei critici. L’importanza dell’arte che avesse un alto rigore scientifico, si evince anche dal contemporaneo interesse per la nascita del Made in Italy: il gusto del bello unito alla funzione dell’oggetto di uso democratico, diventa così l’argomento degli anni ’60, prima dell’esplosione della produzione di massa, che poi in America sarà anche la fine del movimento, con la nascita della Pop art e la diffusione grafica attraverso, anche, la Computer grafica, della quale questo movimento era precursore. Del 1963 è una nuova installazione alla Querini Stampalia, e un nuovo manifesto. Nel 1964 esce sul Gazzettino “Occhio alla scienza” di Paolo Rizzi. Il mercato dell’arte si accorge di queste nuove tendenze e inizia a parlare anche del gruppo padovano. Nel 1966 anche la Biennale di Venezia diventa Optical, con gli influssi arrivati dall’America. Il Gruppo N si scioglie, in modo critico nei confronti della mercificazione americana dell’arte optical e Pop. Ormai i motivi grafici finiscono ovunque. La corrente italiana dorerà dal 1961 al 1966, poi si riproporrà fino alla metà degli anni ’80. Il compito era stato quello di anticipare la Computer grafica. Ma nel frattempo aveva anticipato e concretizzato tutto lo scibile della ricerca visiva, sensoriale, psicologica e percettiva che avrebbe permesso la grande diffusione del Computer e del Design della fine degli anni ’90 e dei decenni seguenti. Nel 1977, Italo Calvino sceglie “Dinamica Circolare 5CP” del 1965 di Marina Apollonio, figlia del già citato critico Umbro, per la copertina del suo libro “Ti con zero”. Nel 1981 Edoer Agostini, che per oltre 16 anni aveva catalizzato nelle biennali di San Martino di Lupari le storie e le idee di questi grandi del ‘900, dona la collezione alla Città. Verrà poi a mancare improvvisamente nel 1986. Si svolgeranno ancora alcune biennali in memoria di quello che per molti anni è stato il polo artistico e culturale d’avanguardia in Italia. Un piccolo paese nella campagna padovana, dove uomini e donne che accomunavano la loro visione artistica antecedendo i tempi, condividevano periodicamente anche momenti di vita e di svago. Il museo MACUA con il suo lascito storico e artistico dell’ultima avanguardia del ‘900 era ormai costituito.